Con l’ottavo decreto sicurezza, il governo torna a puntare sull’ordine pubblico mentre le proteste giovanili continuano a esprimere un disagio più ampio. È questa la tesi dell’analisi pubblicata da Il Fatto Quotidiano, secondo cui nuove norme e strumenti repressivi non bastano a cancellare la frustrazione di una generazione che chiede prospettive per il futuro.
Il testo riconosce che la violenza non è giustificabile e che la sicurezza dei cittadini deve essere garantita. Allo stesso tempo, sostiene che ridurre ogni conflitto sociale a una questione di polizia rischi di confondere gli effetti con le cause. Il ripetersi di proteste e tensioni dopo sette precedenti decreti sicurezza viene indicato come un elemento che dovrebbe spingere la politica a interrogarsi sull’efficacia di questo approccio.
La richiesta degli studenti: “Vogliamo un futuro”
Al di là delle rivendicazioni legate alla scuola, l’articolo individua nelle mobilitazioni una domanda più generale, riassunta negli striscioni degli studenti: “Vogliamo un futuro”. La richiesta comprende opportunità di lavoro dignitose, una minore esposizione alla precarietà e la possibilità di costruire una vita senza dipendere dalle condizioni economiche della famiglia di origine.
Nel quadro descritto rientrano anche il desiderio di vivere in un mondo in pace, la riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche e una maggiore partecipazione alle decisioni che riguardano il domani dei giovani. Questa, secondo l’analisi, sarebbe la “sicurezza” che nessun decreto può garantire da solo.
Il rischio indicato è che la rabbia non ascoltata si trasformi in disperazione, alimenti la violenza e allarghi la distanza tra cittadini e istituzioni. Per questo la risposta, si sostiene, dovrebbe passare da interventi concreti e non soltanto da richiami o nuove misure repressive.

