In Italia l’accesso alle cure oncologiche continua a essere segnato dalla regione di residenza. È il quadro descritto da un articolo de Il Fatto Quotidiano, che richiama dati sulla spesa sanitaria delle famiglie, sulla rinuncia alle cure e sulle differenze territoriali nella prevenzione.
Secondo gli ultimi dati della Fondazione Gimbe citati dalla testata, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie avrebbe superato i 41 miliardi di euro, mentre circa il 10% degli italiani rinuncerebbe alle cure. Nel Mezzogiorno, inoltre, i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale e la diversa organizzazione dei servizi contribuirebbero ad alimentare la mobilità sanitaria verso il Nord.
Il divario emergerebbe già negli screening. I dati dell’Osservatorio nazionale screening riportati nell’articolo indicano livelli di adesione più elevati nel Nord per i programmi mammografico, cervicale e colorettale. In Calabria, in particolare, viene citato un dato minimo del 6,4% per lo screening colorettale. Percentuali più basse possono ridurre le possibilità di individuare la malattia in fase precoce, ma i dati e il loro confronto territoriale richiedono una verifica puntuale sulle fonti originali.
La migrazione riguarda anche le pazienti con tumore al seno. L’articolo attribuisce all’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) la stima secondo cui fino al 15% delle pazienti del Sud si sposterebbe verso strutture del Nord per ricevere assistenza.
Nel dibattito interviene Anthony Peth, conduttore televisivo e autore di una testimonianza autobiografica sulla propria esperienza oncologica. A partire dalla diagnosi di osteosarcoma ricevuta in adolescenza, Peth racconta un percorso segnato da 18 interventi chirurgici, metastasi polmonari e chemioterapia.
Il suo nuovo libro, Le parole che servono, è indicato nella fonte come disponibile in libreria dal 1° settembre, con una prefazione di Silvana Giacobini. Il volume viene presentato come un racconto personale della malattia e della ripresa, oltre che come una riflessione sull’evoluzione dell’oncologia pediatrica e giovanile.
Il progetto prevede anche un tour nei reparti oncologici degli ospedali italiani, con incontri rivolti a pazienti e familiari. L’iniziativa si inserisce nell’appello a rafforzare i percorsi assistenziali nel Mezzogiorno e a garantire un accesso più uniforme a strutture, farmaci innovativi e cure oncologiche.

