Spese obbligate, il 42% del reddito delle famiglie finisce in casa e bollette

Spese obbligate, il 42% del reddito delle famiglie finisce in casa e bollette

Quasi la metà del reddito delle famiglie italiane, il 42%, viene assorbita dalle cosiddette spese obbligate: abitazione, bollette, trasporti, assicurazioni e sanità. È quanto emerge da un dossier dell’ufficio studi di Confcommercio, secondo cui l’incidenza è aumentata di circa cinque punti percentuali rispetto al 1995.

In termini assoluti, ogni italiano destina mediamente 9.693 euro l’anno a queste voci. La parte più consistente riguarda l’abitazione, con 5.335 euro pro capite. Seguono assicurazioni e carburanti, con 2.310 euro, e l’energia, con 1.829 euro.

Il peso maggiore sulle famiglie del Mezzogiorno

Il dossier non presenta un dettaglio territoriale, ma il divario nei redditi disponibili può rendere il peso delle spese obbligate più gravoso nel Mezzogiorno. Quando le risorse sono inferiori, infatti, i costi per la casa, le utenze, i trasporti e la sanità comprimono maggiormente la quota destinata ai consumi non essenziali.

Il clima più mite può ridurre in parte i consumi energetici nel Sud, ma non basta a compensare le differenze di reddito. Una bolletta più bassa, osserva il rapporto, può incidere comunque in misura maggiore sul bilancio di una famiglia con minori disponibilità economiche.

Energia, consumi in calo ma prezzi in forte crescita

Dal 1995 la spesa pro capite per l’energia si è ridotta di 1.231 euro. Il dato non indica però un calo delle tariffe: nello stesso periodo, i prezzi di energia, gas e carburanti sono aumentati del 211%. La diminuzione della spesa viene collegata soprattutto alla riduzione dei consumi, agli interventi per limitare gli sprechi e alla maggiore efficienza di elettrodomestici, impianti e abitazioni.

Nel complesso, il deflatore delle spese obbligate è cresciuto del 140,8% dal 1995, contro il 57,4% dei beni commercializzabili e l’88,4% dei servizi. L’aumento dei costi delle voci difficilmente rinunciabili contribuisce a spiegare perché l’inflazione percepita dalle famiglie possa risultare più elevata rispetto agli indici generali.

Consumi liberi in ripresa, ma il quadro resta fragile

Secondo il materiale diffuso da Confcommercio, nel 2026 la spesa per tempo libero, ristorazione e viaggi cresce dell’1,9%, pari a circa 98 euro in più per abitante. Aumentano anche gli acquisti di prodotti tecnologici e beni durevoli, mentre l’alimentare continua a risentire della riduzione dei volumi.

La ripresa dei consumi resta tuttavia incompleta. La quota dei beni commercializzabili scende al 37,5% dei consumi e i servizi non hanno ancora recuperato il picco raggiunto nel 2019. Sul quadro incidono anche l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione dei residenti.

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha chiesto interventi su fisco e tariffe, con l’obiettivo di ridurre le distorsioni che gravano sui costi fissi delle famiglie.