Quattro anni di governo Meloni, l’editoriale del Fatto: “Mancano alternative credibili”

Quattro anni di governo Meloni, l’editoriale del Fatto: “Mancano alternative credibili”

Nel giorno in cui il governo Meloni raggiunge il quarto anno di vita, un editoriale pubblicato da Il Fatto Quotidiano traccia un bilancio fortemente critico dell’esperienza di governo e, allo stesso tempo, sottolinea l’assenza di un’alternativa politica ritenuta credibile.

Il testo individua tra i principali nodi il peggioramento delle condizioni dei lavoratori, il calo del potere d’acquisto, la precarizzazione e la questione occupazionale nell’indotto ex Ilva. L’editoriale richiama inoltre il tema della sicurezza sul lavoro e contesta le politiche economiche e sociali attribuite all’esecutivo.

Un’ampia parte dell’analisi è dedicata alla politica estera e alla difesa. Secondo la ricostruzione proposta, il governo avrebbe scelto una linea caratterizzata dal sostegno al riarmo e da una posizione di forte allineamento con gli alleati occidentali nei conflitti internazionali. Nel mirino finiscono anche la politica energetica e il ruolo dell’Italia nei rapporti con l’Europa e gli Stati Uniti.

L’autore critica poi la gestione dell’ordine pubblico, sostenendo che l’azione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarebbe più incisiva nel contenimento delle proteste che nella prevenzione della violenza contro le donne. Il passaggio contiene giudizi politici e valutazioni non accompagnati, nel materiale disponibile, da dati o riscontri documentali.

La responsabilità, secondo l’editoriale, non ricadrebbe però soltanto sulla maggioranza. Il testo sostiene che alcuni settori dell’opposizione condividano, almeno in parte, le scelte su riarmo, lavoro e politica internazionale associate all’“Agenda Draghi”. Vengono citati, tra gli altri, Partito Democratico, Italia Viva e Azione.

In chiusura, l’articolo indica la necessità di una maggiore chiarezza programmatica sui diritti del lavoro e sul rifiuto del riarmo. Tra le posizioni giudicate più nette viene menzionata quella di Giuseppe Conte, ascoltato durante un’iniziativa organizzata da “Patria e Costituzione” il 6 settembre. L’editoriale avverte infine del rischio di una crescente disaffezione elettorale e dell’avanzata delle destre radicali.