“La città dei vivi”, il nuovo film di Edoardo Gabbriellini presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, affronta la vicenda di Luca Varani senza concentrarsi sulla rappresentazione dell’omicidio. Il regista sceglie invece di raccontare la vita del giovane prima della tragedia e il dolore lasciato nella sua famiglia e nella sua compagna.
L’opera è liberamente ispirata al libro omonimo di Nicola Lagioia. Al centro ci sono Luca, interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, i genitori Silvana e Giuseppe Varani, interpretati da Silvana Senzacqua e Valerio Mastandrea, e la fidanzata Marta Gaia, con il volto di Gaia Merlonghi.
Il film ricostruisce un’esistenza segnata dalla quotidianità della periferia romana: la famiglia, il lavoro precario, la scuola serale e le relazioni del giovane. Il delitto resta sullo sfondo come una domanda etica che il film non pretende di risolvere né di spiegare in modo didascalico.
La regia adotta un’impostazione sobria, con una macchina da presa discreta e attenta agli ambienti e ai volti. Secondo la lettura proposta dalla fonte, questa scelta evita il compiacimento e trasforma il racconto in un omaggio alla vittima, più interessato alla sua normalità che alla spettacolarizzazione della violenza.
Gabbriellini, già attore e regista, lavora inoltre su inquadrature ampie e tempi dilatati, costruendo un’atmosfera sospesa. Il risultato è un film che punta sul turbamento e sulla dimensione familiare della tragedia, lasciando aperto il tema delle condizioni che possono precedere un atto così estremo.

