La crisi del sistema sanitario cubano riapre il dibattito sull’impatto dell’embargo statunitense, in vigore da oltre sessant’anni, e sulle responsabilità interne nella gestione del Paese. A Cuba, secondo l’analisi pubblicata dal Fatto Quotidiano, ospedali e famiglie devono fare i conti con la carenza di farmaci e materiali indispensabili.
Il materiale riferisce di penurie di medicinali essenziali, dispositivi medici e anestetici, con il rinvio di numerosi interventi chirurgici. In questo contesto, molte famiglie si rivolgerebbero al mercato nero per procurarsi i farmaci, sostenendo costi spesso difficili da affrontare.
L’articolo ricorda che Cuba aveva costruito un sistema sanitario pubblico basato sull’assistenza gratuita e sulla prevenzione, nonostante le difficoltà economiche. Tra i dati citati compare un rapporto di 8,4 medici ogni mille abitanti, a fronte dei circa 2,6 indicati per gli Stati Uniti.
La stessa fonte sostiene inoltre che la sopravvivenza dei bambini malati di tumore sarebbe diminuita da circa l’80% al 65% a causa della disponibilità ridotta di farmaci di prima linea. Questo dato, così come gli altri numeri riportati sulla situazione sanitaria, richiede una verifica indipendente.
Il quadro viene attribuito a una combinazione di fattori: da una parte le sanzioni e le restrizioni che limitano l’accesso a tecnologie, componenti industriali e medicinali; dall’altra problemi interni e decisioni politiche dell’Avana. Ridurre la crisi a una sola causa, osservano gli autori, rischia di semplificare una situazione complessa.
Nel testo viene richiamato anche il ruolo dei medici cubani, inviati all’estero durante la pandemia e ancora presenti in Italia. Il confronto con le difficoltà della sanità italiana porta gli autori a criticare le priorità della spesa pubblica e quelli che definiscono i “doppi standard” della politica internazionale.
La questione resta quindi legata sia all’emergenza degli ospedali cubani sia al più ampio tema degli effetti umanitari delle sanzioni economiche. Per una valutazione completa servono dati aggiornati e fonti indipendenti sulle forniture sanitarie, sugli interventi rinviati e sugli indicatori di salute della popolazione.

