Torino, la Procura impugna l’obbligo di firma per il 42enne accusato di violenza sessuale

Torino, la Procura impugna l’obbligo di firma per il 42enne accusato di violenza sessuale

La Procura di Torino impugna la decisione del gip che ha disposto l’obbligo di firma per il 42enne arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una tredicenne. I pm avevano chiesto la custodia cautelare in carcere e ora chiedono al Tribunale del Riesame di valutare una misura più restrittiva.

Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo, ritenendo insussistente il pericolo di fuga, ma ha riconosciuto la presenza di gravi indizi di colpevolezza. Secondo la Procura, invece, sussisterebbe un concreto rischio di reiterazione del reato.

Nella richiesta di carcerazione, il pm Paolo Cappelli ha richiamato la dinamica dei fatti e le immagini delle telecamere del minimarket. In base alla ricostruzione investigativa, nell’arco di meno di un’ora l’uomo avrebbe aggredito anche un’altra donna, prima dell’ingresso della minorenne nel negozio.

Tra gli elementi considerati dal gip ci sarebbero la consegna dei filmati agli investigatori, la collaborazione, il pentimento dichiarato dall’indagato e l’assenza di precedenti penali. Durante l’udienza di convalida il 42enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo però una dichiarazione spontanea.

L’episodio contestato sarebbe avvenuto sabato mattina in un minimarket di Torino. La tredicenne, che conosceva già l’uomo di vista, è stata accompagnata dalla polizia all’ospedale infantile Regina Margherita e poi ascoltata negli uffici della Questura alla presenza della madre e di una psicologa. La denuncia è stata formalizzata dalla madre.

La ragazza avrebbe inoltre riferito agli investigatori di un precedente episodio analogo, avvenuto circa due settimane prima nello stesso esercizio commerciale. Anche questo elemento è indicato dalla Procura per sostenere il rischio di reiterazione.

Il Tribunale del Riesame dovrà stabilire se l’obbligo di firma sia sufficiente oppure se siano necessarie misure cautelari più rigorose. Sul caso, dopo le polemiche politiche, il ministero della Giustizia ha disposto l’invio di ispettori.