San Vito Lo Capo, dietro l’estate da record torna l’allarme su depuratori e sicurezza

San Vito Lo Capo, dietro l’estate da record torna l’allarme su depuratori e sicurezza

La tragedia avvenuta nel depuratore di San Vito Lo Capo, nel Trapanese, riporta al centro il tema della sicurezza negli spazi confinati e delle condizioni delle infrastrutture idriche siciliane. Nell’incidente hanno perso la vita un operaio e un soccorritore del 118 intervenuto per prestare aiuto.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano, le vittime sarebbero state esposte a un ambiente saturo di idrogeno solforato, gas tossico che può accumularsi nelle vasche e nei pozzetti interessati dalla fermentazione dei fanghi. La dinamica richiama quanto accaduto a Casteldaccia nel maggio 2024, quando morirono cinque operai.

Il nuovo episodio solleva interrogativi sull’applicazione delle procedure previste per le attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, disciplinate dal Dpr 177 del 2011. Tra le misure richiamate figurano il controllo preventivo dell’atmosfera, l’impiego di rilevatori multigas e la ventilazione degli spazi. L’accertamento delle responsabilità e delle eventuali omissioni spetta tuttavia alle autorità competenti.

Un impianto sotto pressione durante l’estate

Il depuratore di San Vito Lo Capo, installato nel 2010, sarebbe stato progettato per servire circa 15 mila abitanti. Durante la stagione balneare, però, la popolazione presente può aumentare sensibilmente, sottoponendo fognature e vasche a un carico superiore. Il materiale disponibile riferisce inoltre che l’impianto non avrebbe ottenuto per anni il collaudo definitivo, sarebbe stato gestito attraverso ordinanze urgenti e nel 2016 sarebbe finito sotto sequestro per inquinamento marino.

La vicenda si inserisce in un quadro regionale segnato da problemi nella depurazione e da punti critici lungo le coste, segnalati anche dalle campagne di Goletta Verde. Le procedure europee sulle acque reflue hanno comportato per l’Italia sanzioni ingenti, concentrate in larga parte tra Sicilia e Calabria, secondo i dati citati dalla fonte.

Circa 600 milioni di euro del Pnrr sarebbero stati destinati alle reti fognarie, ma gli interventi risentirebbero della frammentazione della gestione idrica locale. Tra le priorità indicate c’è anche una maggiore automazione degli impianti, utile a ridurre la necessità di accesso diretto degli operatori a vasche e pozzetti.

Turismo e servizi essenziali

L’aumento delle presenze turistiche rappresenta una risorsa per i comuni siciliani, ma impone anche di adeguare reti idriche, depuratori, trasporti e servizi di emergenza. Il caso di San Vito Lo Capo mostra come il divario tra la popolazione residente e quella effettivamente presente nei mesi estivi possa diventare un fattore di pressione sugli impianti.

La morte dei due lavoratori riapre quindi una questione che va oltre il singolo incidente: la capacità di programmare manutenzione, controlli e investimenti senza ricorrere sistematicamente a soluzioni emergenziali. Prima di stabilire cause e responsabilità saranno necessari gli accertamenti, ma il tema della prevenzione negli spazi confinati torna ancora una volta urgente.