Mps, la partita si riapre: dalla salvezza pubblica alla sfida con Intesa

Mps, la partita si riapre: dalla salvezza pubblica alla sfida con Intesa

Il Monte dei Paschi di Siena è passato in pochi anni da banca salvata dallo Stato a protagonista del consolidamento del sistema bancario italiano. Nel 2017 il Tesoro aveva investito 5,4 miliardi di euro per il salvataggio dell’istituto, finito vicino al dissesto anche dopo la controversa acquisizione di Antonveneta.

Il cambio di assetto è arrivato nel novembre 2024, quando il Ministero dell’Economia ha collocato il 15% della banca, a fronte di una partecipazione ancora pari al 26,7%. Tra gli acquirenti figuravano Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, il gruppo Caltagirone, Banco Bpm e Anima. Le modalità della cessione sono oggetto di un’indagine della Procura di Milano.

Nel gennaio 2025 Mps ha poi lanciato un’offerta pubblica di scambio sulla totalità delle azioni di Mediobanca. L’operazione, inizialmente respinta dal management dell’istituto milanese, si è conclusa con l’acquisizione del controllo di Mediobanca da parte della banca senese. Sullo sfondo c’è anche la governance di Generali, di cui Mediobanca era uno dei principali azionisti.

Anche la scalata a Mediobanca è finita sotto esame della Procura di Milano, che ipotizza un possibile coordinamento non dichiarato tra alcuni azionisti rilevanti. Le ipotesi investigative citate sono aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza: si tratta, allo stato delle informazioni disponibili, di contestazioni da verificare.

La posizione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio è stata al centro dei contrasti tra i soci. Escluso inizialmente dalla lista per il rinnovo del consiglio, il manager è rientrato nella competizione attraverso una lista presentata da Plt Holding ed è stato confermato alla guida di Mps con il sostegno di Delfin.

La sfida si è intensificata a giugno, quando Banco Bpm ha presentato una proposta di aggregazione alla pari. Il giorno successivo Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio non concordata, dal valore indicato di 30,6 miliardi di euro, con l’obiettivo di integrare Mps nel primo gruppo bancario italiano. Il progetto prevede una riorganizzazione degli asset per affrontare i vincoli antitrust, inclusa la cessione di parte della rete e delle attività a Unipol.

Il progetto di aggregazione con Banco Bpm si è arenato in seguito all’opposizione del principale azionista Crédit Agricole. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato la neutralità del Tesoro, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso l’auspicio che Mps conservi nome e identità.

Il consiglio di amministrazione di Mps ha approvato, con quattro astensioni, le contromosse elaborate da Lovaglio: due offerte di scambio su Banca Generali e Banco Bpm. Gli azionisti dovrebbero esprimersi il 29 ottobre. L’obiettivo è costruire un’alternativa all’integrazione con Intesa, il cui esito, secondo la ricostruzione fornita, comporterebbe la cessione di 635 filiali a Unipol e il successivo accorpamento con Bper.