Ictus, pressione alta e troppo sale: i dati dell’Iss sui rischi per gli italiani

Ictus, pressione alta e troppo sale: i dati dell’Iss sui rischi per gli italiani

In Italia molte persone hanno valori di pressione arteriosa troppo elevati, mentre il consumo medio di sale resta superiore ai livelli raccomandati. Sono due fattori di rischio strettamente collegati all’ictus, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Ictus, in programma il 29 ottobre.

I dati preliminari dell’Italian Health Examination Survey 2023-2025, realizzata nell’ambito del Progetto Cuore, riguardano la popolazione tra i 35 e i 74 anni. I valori medi di pressione sistolica risultano pari a 134 mmHg negli uomini e 125 mmHg nelle donne.

Pressione non sempre sotto controllo

La situazione resta problematica anche tra le persone che seguono una terapia. Secondo le stime disponibili, presenta valori inferiori a 140/90 mmHg soltanto il 22% degli uomini e il 34% delle donne sottoposti a trattamento.

Un’altra criticità riguarda la consapevolezza della propria condizione. Nella fascia tra i 35 e i 44 anni, tra le persone con pressione arteriosa elevata non sa di avere valori alti il 72% degli uomini e il 53% delle donne.

Il consumo di sale oltre le raccomandazioni

I dati del Progetto Cuore indicano un consumo medio giornaliero di 9,3 grammi di sale negli uomini e di 7,1 grammi nelle donne. Sono quantità superiori alla raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che suggerisce di restare sotto i 5 grammi al giorno.

Rispetta questa indicazione soltanto l’11% degli uomini e il 24% delle donne. L’Iss collega quindi la prevenzione dell’ictus alla necessità di conoscere e controllare i principali fattori di rischio.

«La prevenzione dell’ictus richiede un impegno condiviso tra cittadini, professionisti sanitari e istituzioni», sottolineano Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, responsabili del Progetto Cuore dell’Iss. «Conoscere e monitorare i propri valori di pressione arteriosa, glicemia e colesterolo permette di individuare precocemente le condizioni di rischio e di intervenire prima che si manifestino eventi cardiovascolari», concludono.