Crisi climatica, il caldo ha causato 710mila morti nel 2023: Lancet chiede l’emergenza sanitaria globale

Il cambiamento climatico deve essere dichiarato formalmente un’emergenza sanitaria globale. È l’appello contenuto nel decimo rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change, realizzato da 146 ricercatori di oltre 100 istituzioni in più di 30 Paesi e pubblicato in vista della 31ª Conferenza Onu Cop31.

Secondo il documento, i danni alla salute collegati al cambiamento climatico stanno aumentando più rapidamente rispetto a dieci anni fa. Nel decennio 2016-2025, successivo all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, la media annuale dei decessi legati al caldo è cresciuta di quasi il 36% a livello globale rispetto al periodo 2006-2015.

Il bilancio del caldo nel 2023

Nel solo 2023 il caldo è stato associato a un numero record di 710mila decessi. Oltre il 70% di queste morti, indica il rapporto, è attribuibile ai cambiamenti climatici causati dall’attività umana.

Gli autori chiedono che la tutela della salute influenzi sia le politiche climatiche sia le priorità di finanziamento per la prevenzione del cambiamento climatico. Il rapporto è guidato dall’University College London e realizzato in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità.

Siccità e risorse idriche

Il dossier segnala anche che nel 2025 una siccità estrema ha interessato quasi il 52% delle terre emerse del pianeta per almeno un mese: è il secondo livello più alto mai registrato.

Una nuova analisi basata su immagini satellitari indica inoltre che, dal 2003, l’80% delle terre emerse ha subito variazioni significative nei modelli di accumulo dell’acqua sotterranea, sia in condizioni di siccità sia di umidità. Secondo il rapporto, questi cambiamenti hanno conseguenze sulla sicurezza alimentare e sui servizi igienico-sanitari.

Gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto nel 2025 la cifra record di 2,1 trilioni di dollari, quasi il doppio rispetto a quelli destinati ai combustibili fossili. Il rapporto rileva infine che la riduzione dell’inquinamento atmosferico da combustibili fossili ha evitato circa 323mila decessi all’anno nei 77 Paesi considerati nell’analisi.