In Messico 169 giornalisti sono stati assassinati negli ultimi 20 anni e 168 di questi casi restano senza colpevoli. È il bilancio diffuso da Reporter senza frontiere (Rsf) in un rapporto sui primi due anni di governo della presidente Claudia Sheinbaum.
Secondo l’organizzazione, la violenza contro la stampa è accompagnata da un livello elevato di impunità. «A questa violenza si somma l’impunità, pochissimi crimini finiscono in condanne», ha dichiarato il direttore di Rsf, Thibaut Bruttin.
Gli Stati più colpiti
La metà degli omicidi di giornalisti si concentra in cinque Stati messicani: Veracruz, Guerrero, Tamaulipas, Chihuahua e Oaxaca. Il dato evidenzia una distribuzione territoriale particolarmente concentrata della violenza contro gli operatori dell’informazione.
Durante l’attuale amministrazione sono stati registrati 18 omicidi di giornalisti. Il dato viene indicato da Rsf a fronte dei 22 impegni firmati da Sheinbaum nel maggio 2024, quando era ancora candidata, per rafforzare il giornalismo e la libertà di espressione nel Paese.
La denuncia di Reporter senza frontiere
Bia Barbosa, direttrice regionale di Rsf, ha espresso preoccupazione per lo stato di attuazione degli impegni: «Ci preoccupa molto che siamo a un terzo del sessennio della presidente e che non si sia avanzato in almeno un terzo degli impegni».
La delegazione dell’organizzazione ha incontrato i vertici del ministero dell’Interno e della Procura. L’obiettivo indicato è sviluppare una mappa delle aree a rischio, per individuare i territori maggiormente esposti.
Bruttin ha definito la crisi messicana «una delle più grandi tragedie per il giornalismo del ventunesimo secolo» e ha ribadito che la protezione della stampa è diventata «un tema di urgenza».

