In Cina alcune inchieste per corruzione vengono anticipate sui social network da fotografie, curriculum e allusioni difficili da decifrare. È accaduto nel luglio 2025 con Zhou Xianwang, ex sindaco di Wuhan: una ricostruzione della sua carriera ha iniziato a circolare online due giorni prima che la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare annunciasse l’apertura di un’indagine.
Uno schema simile si è ripetuto con l’ex funzionario Ye Hongzhuan. Una sua immagine, accompagnata dall’emoji di una tazza da tè — utilizzata in rete come allusione a un interrogatorio — è comparsa circa una settimana prima della conferma ufficiale dell’inchiesta. Anche le indagini su due alti funzionari municipali del Sud del Paese sarebbero state precedute dalla diffusione delle loro fotografie su WeChat e Douyin.
Le chat delle “soffiate”
Tra gli account diventati noti per queste anticipazioni figurano utenti che si presentano come “L’Insider del lago Yanglan” e “Fratello Zihao del Guangdong”. Dietro la loro apparente capacità di previsione ci sarebbe però un mercato informale delle informazioni riservate, descritto da Banyuetan, periodico pubblicato dall’agenzia statale Xinhua.
Le indiscrezioni nascerebbero spesso in gruppi chiusi e verrebbero poi rilanciate da profili indipendenti. Per aggirare i controlli, i messaggi ricorrono a emoji, soprannomi e caratteri omofoni. L’accesso alle chat può costare da poche decine a diverse centinaia di yuan. La diffusione virale dei contenuti consente ai gestori di attirare continuamente nuovi iscritti paganti.
Non tutte le segnalazioni sono attendibili: alcune accuse risultano infondate, mentre altre vengono amplificate per aumentare visualizzazioni e ricavi. La domanda di informazioni è favorita dalla riservatezza che circonda la politica interna cinese e dalle dimensioni della campagna anticorruzione avviata da Xi Jinping alla fine del 2012.
Le fughe di notizie dall’interno
Secondo i dati riportati nel materiale, dall’inizio della campagna più di sette milioni di persone sono state sanzionate per condotte che comprendono corruzione, violazioni delle direttive del Partito e divulgazione di segreti di Stato. Nel 2025 i provvedimenti avrebbero riguardato 983 mila persone, il dato annuale più alto indicato.
Le informazioni che alimentano il mercato non arriverebbero soltanto da osservatori esterni. Banyuetan riferisce che un numero limitato di funzionari pubblici avrebbe ceduto dettagli sui procedimenti disciplinari a intermediari attivi online. Il periodico cita il caso di un quadro di Guiyang che, insieme a sei parenti, avrebbe gestito nove profili WeChat usati per pubblicare indizi su promozioni e rimozioni imminenti.
In alcuni casi le talpe apparterrebbero agli stessi apparati di controllo. Nel 2023 il Partito comunista cinese annunciò provvedimenti formali contro oltre 7.800 ispettori disciplinari, il livello più alto dall’arrivo di Xi al potere.
Perché Pechino fatica a intervenire
Le fughe di notizie possono avvertire le persone coinvolte prima di un arresto e produrre conseguenze sui mercati. Nel 2022, per esempio, le azioni di China Merchants Bank scesero dopo l’avvio di un’indagine sull’ex presidente Tian Huiyu.
Per le autorità, tuttavia, contrastare il fenomeno presenta ostacoli giuridici e operativi. Molti post utilizzano dati già pubblici, come la carriera di un funzionario: condividerli non equivale necessariamente a falsificare documenti o rivelare segreti di Stato. Al tempo stesso, la riservatezza delle indagini rende difficile smentire in anticipo le voci.
Secondo il quotidiano di Singapore Lianhe Zaobao, nel Guizhou e in altre province gli organi disciplinari hanno rafforzato lo scambio di informazioni con la polizia per affrontare queste nuove forme di fuga di notizie. La crescente attenzione verso gli equilibri interni, anche in vista del Congresso del Partito previsto nell’autunno 2027, rischia però di continuare ad alimentare la domanda di anticipazioni.

