Afghanistan, cinque anni dopo il ritiro Usa: meno combattimenti, ma la crisi non arretra

Afghanistan, cinque anni dopo il ritiro Usa: meno combattimenti, ma la crisi non arretra

Il 15 agosto 2021, con il ritorno dei Taliban al potere e il ritiro delle forze occidentali, si chiudeva una guerra durata vent’anni. Cinque anni dopo, l’Afghanistan continua però a fare i conti con una grave crisi economica, sanitaria e sociale, mentre l’attenzione e gli aiuti internazionali sono diminuiti.

A descrivere la situazione è Eleonora Colpo, field coordinator di Emergency, attiva nel Paese dal 2019 e presente a Kabul nei giorni del cambio di regime. Secondo la sua testimonianza, la cessazione dei combattimenti e dei bombardamenti ha reso più sicuri alcuni collegamenti interni. Prima del 2021, ambulanze e pazienti dovevano attraversare territori controllati da forze diverse e numerosi posti di blocco.

La maggiore possibilità di movimento non si è tuttavia tradotta in un accesso semplice alle cure. Gran parte della rete stradale resta in cattive condizioni, i carburanti hanno costi elevati e manca un vero servizio capillare di ambulanze. Negli ospedali arrivano così persone ferite anche otto o dieci ore prima, talvolta già in condizioni molto gravi.

Con la ripresa degli spostamenti sono inoltre aumentati i pazienti coinvolti in incidenti stradali, favoriti, secondo Colpo, da strade deteriorate e veicoli vecchi o sovraccarichi. Nei centri dell’organizzazione la violenza continua a pesare: circa sette pazienti su dieci vengono ancora classificati come vittime di episodi violenti, compresi quelli legati alla criminalità.

Le restrizioni che ostacolano le cure delle donne

Le disposizioni imposte dalle autorità talebane su istruzione, lavoro e partecipazione femminile alla vita pubblica hanno conseguenze dirette anche sulla sanità. Emergency riferisce difficoltà nel reperire dottoresse, infermiere e ostetriche. A pesare sono sia le limitazioni alla formazione sia l’obbligo, negli spostamenti, di essere accompagnate da un familiare maschio.

Il problema riguarda anche le pazienti, perché le donne devono essere assistite da personale femminile. Per le organizzazioni umanitarie resta quindi necessario mantenere un rapporto operativo con le autorità locali, cercando di garantire continuità alle attività sanitarie nonostante regole che possono ostacolarle.

Milioni di persone dipendono dall’assistenza

La fine del conflitto aperto non ha cancellato gli effetti accumulati in decenni di guerra. Colpo stima che circa 22 milioni di persone abbiano bisogno di aiuti umanitari, in un Paese segnato da povertà e fragilità dei servizi essenziali.

Proprio mentre il fabbisogno rimane elevato, i finanziamenti internazionali si sono ridotti. Il quadro che emerge a cinque anni dal ritiro statunitense è quindi contrastante: muoversi è in alcuni casi meno pericoloso, ma l’Afghanistan resta isolato e alle prese con un’emergenza prolungata, aggravata dalle restrizioni imposte alle donne e dalla diminuzione del sostegno esterno.