Martin McDonagh torna al cinema con “Wild Horse Nine”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia 83. Il film, secondo la recensione del Fatto Quotidiano, combina una storia di spionaggio ambientata nel 1973 con il rapporto tra due agenti della CIA, la memoria dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e la presenza ricorrente di cavalli selvaggi.
Al centro del racconto ci sono Chris, interpretato da John Malkovich, e Lee, a cui presta il volto Sam Rockwell. Il primo è un agente anziano, malato terminale e segnato dalla dipendenza dalla morfina; il secondo è un allievo più giovane e pragmatico. Lee deve accompagnare Chris sull’isola di Pasqua, ma riceve anche l’incarico di raccogliere le sue memorie e di scoprire che fine abbia fatto l’arma collegata all’omicidio di JFK.
La vicenda si muove tra il Cile e l’isola di Pasqua, poche settimane prima del golpe di Pinochet. Nel film compare anche Steve Buscemi, nel ruolo di MJ, un dirigente della CIA di stanza a Santiago. L’intreccio coinvolge così le operazioni dei servizi segreti, la politica cilena e il passato di un agente che custodisce informazioni riservate.
McDonagh costruisce il film alternando dramma e commedia nera, elementi da buddy movie, spy story e western. Il confronto verbale tra Malkovich e Rockwell costituisce uno dei principali motori narrativi, mentre il paesaggio dell’isola di Pasqua e i cavalli allo stato brado assumono un ruolo simbolico nella storia.
“Wild Horse Nine” è indicato in uscita nelle sale italiane dal 5 novembre. Le informazioni disponibili provengono da una singola recensione e alcuni dettagli della trama e della produzione richiedono verifica attraverso fonti ufficiali.

