Una ragazza di Salerno scrive alla politica: «Il merito è un’illusione»

Una ragazza di Salerno scrive alla politica: «Il merito è un’illusione»

«Non vi scrivo per rabbia». Comincia così la lettera con cui Giulia Benedetta Arienzo, una ragazza di Salerno, si rivolge a chi governa, decide e giudica. Il testo, pubblicato il 21 ottobre 2026, esprime una forte sfiducia verso la politica e verso l’idea che in Italia il merito basti a migliorare la propria condizione.

L’autrice si descrive come una lavoratrice con «un piccolo stipendio» e racconta di fare volontariato in un canile della sua zona. La cura degli animali diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle disuguaglianze: «Com’è possibile che chi ha poco offra tutto ciò che ha, mentre chi possiede il potere e la ricchezza sembra del tutto privo di umanità?».

La critica al merito e alla precarietà

Secondo Arienzo, il merito viene presentato come una possibilità accessibile a tutti, ma non sarebbe sufficiente a superare le differenze di partenza. «Andare avanti non dipende da quanto studi o ti spacchi la schiena: dipende dai soldi della famiglia, dalle conoscenze e dai privilegi», scrive.

Nella lettera compaiono anche riferimenti alle condizioni dei giovani e dei lavoratori: l’autrice parla di precarietà, stipendi bassi e della sensazione di non essere mai all’altezza. Il suo giudizio è quello di una cittadina che, pur lavorando e facendo sacrifici, non vede riconosciuti gli sforzi compiuti.

La sfiducia verso l’intera classe politica

La contestazione non è indirizzata a un solo partito. Arienzo scrive che la delusione riguarda «una classe politica intera» e cita, nel testo, la gestione del governo Meloni, le dichiarazioni di Roberto Vannacci, le trasformazioni della sinistra e gli scandali di corruzione che, a suo giudizio, hanno coinvolto esponenti politici di diverso orientamento.

La lettera descrive così una continuità tra governi differenti: «Cambiano i governi, ma i privilegi restano gli stessi». È una valutazione politica dell’autrice, che accusa le istituzioni di essere distanti dalle difficoltà quotidiane delle persone con redditi più bassi.

Il tema dei privilegi

Un’altra parte del testo riguarda quelli che Arienzo definisce i privilegi delle caste politica e religiosa. La scrittrice sostiene che entrambe dichiarino di agire per il popolo o per i fedeli, senza però rinunciare ai propri vantaggi. Nel passaggio più duro, contrappone tali privilegi alla situazione dei genitori che non riescono a sfamare i propri figli.

La lettera si chiude con una domanda rivolta a chi detiene il potere: «Come potete guardare negli occhi un padre di famiglia che non sa come sfamare i propri figli mentre continuate a riscuotere i vostri privilegi …». Il testo non presenta proposte legislative o richieste con scadenze precise: è soprattutto una testimonianza personale di disagio economico e disillusione politica.