Maglie da calcio, chi le produce in Cambogia guadagna meno di una sterlina all’ora

Maglie da calcio, chi le produce in Cambogia guadagna meno di una sterlina all’ora

Le maglie da calcio vendute ai tifosi a cento euro, o anche a un prezzo superiore, sarebbero prodotte in Cambogia da lavoratori pagati appena un euro all’ora. È quanto emerge dalle inchieste della BBC e dell’organizzazione non profit ProPublica, citate dal Fatto Quotidiano, sulle condizioni negli stabilimenti Bowker Garment Factory e Trax Apparel.

Le due fabbriche impiegano circa 7mila persone, in maggioranza donne, e fanno parte delle filiere produttive di Adidas e Nike attraverso fornitori esterni. Secondo il materiale raccolto dalle inchieste, negli stabilimenti le temperature superano i 35 gradi e le condizioni di sicurezza risultano precarie.

Turni di sei giorni e salari tra 158 e 166 sterline

I lavoratori descritti nell’inchiesta lavorano sei giorni alla settimana, per otto ore a turno. Gli stipendi base mensili sono compresi tra 158 e 166 sterline. Una volta sostenute le spese per l’affitto e per la vita quotidiana, resta poco per arrivare alla fine del mese.

Una lavoratrice ha raccontato le pressioni legate al raggiungimento degli obiettivi di produzione: “Quando non riusciamo a raggiungere la quota prefissata, ci rimproverano, ci urlano contro e ci dicono di dimetterci”. La stessa testimonianza aggiunge: “Ognuna di queste magliette contiene il sudore dei lavoratori cambogiani”.

Gli standard dichiarati dai marchi

Adidas e Nike avrebbero fissato negli anni standard specifici per la tutela dei lavoratori. Le inchieste citate sostengono però che tali standard non sarebbero rispettati nei due stabilimenti, che non appartengono direttamente ai marchi ma a fornitori esterni.

Il contrasto riguarda quindi l’intera filiera: da una parte il prezzo sostenuto dai tifosi per acquistare la maglia della propria squadra, dall’altra le retribuzioni e le condizioni di chi la realizza. I dati disponibili descrivono salari mensili ridotti, ritmi di lavoro regolari su sei giorni e ambienti con temperature elevate. Le contestazioni riportate riguardano il rispetto degli standard dichiarati dai marchi negli stabilimenti coinvolti.