Un attivista ambientalista di 48 anni, originario della Renania Settentrionale-Vestfalia, è il principale sospettato per una serie di tentati sabotaggi contro sottostazioni e infrastrutture elettriche in Germania. Lo ha riferito il ministro dell’Interno del Land, Herbert Reul.
L’uomo avrebbe rivendicato gli episodi attraverso due lettere, indicando come motivazione la lotta ai combustibili fossili. Secondo Reul, i documenti contengono dettagli che, in base alle informazioni disponibili agli inquirenti, potevano essere conosciuti soltanto dall’autore degli attacchi. Resta tuttavia da chiarire se dietro i diversi episodi ci sia una sola persona o un gruppo.
Le rivendicazioni riguarderebbero tentativi di sabotaggio nei pressi delle centrali di Jänschwalde e Schwarze Pumpe, nel Brandeburgo, oltre ad altri episodi segnalati in Renania Settentrionale-Vestfalia. In Sassonia, inoltre, sarebbero stati trovati ordigni vicino a due sottostazioni dopo una segnalazione giunta attraverso una rivendicazione.
Le forze speciali hanno perquisito l’abitazione del sospettato, senza trovarlo. Nell’appartamento sarebbero stati sequestrati esplosivi e altro materiale ritenuto utile alle indagini. Il suo veicolo è stato invece rintracciato nella foresta di Hambach, area legata alle proteste ambientaliste contro l’estrazione della lignite.
Il carbone rappresenta il filo conduttore degli episodi, concentrati in tre Länder ancora interessati dall’estrazione o dall’impiego di lignite e carbone per la produzione elettrica. Nel caso di Jänschwalde, il sabotaggio avrebbe provocato il blocco di 500 megawatt di capacità, senza però causare interruzioni di corrente alla popolazione.
Le società che gestiscono le infrastrutture hanno annunciato controlli più estesi nelle aree sensibili. Christoph Müller, amministratore delegato del gestore Amprion, ha chiesto norme più severe per la protezione delle reti, compresa una revisione degli obblighi di trasparenza e un maggiore ricorso a droni e videosorveglianza. La ministra dell’Energia e dell’Economia della Renania Settentrionale-Vestfalia, Mona Neubaur, ha sostenuto la possibilità di estendere la sorveglianza allo spazio pubblico circostante quando sia necessario e proporzionato.
Le autorità tedesche non considerano però chiusa la pista di un’azione riconducibile a uno Stato straniero. Reul ha lasciato aperta l’ipotesi di un sabotaggio orchestrato dall’estero, mentre il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt ha parlato di “estremismo climatico” e ha avvertito del rischio di nuovi attacchi.
Secondo i dati del Centro congiunto di difesa ibrida, aggiornati alla fine di agosto, in Germania sono stati registrati dall’inizio dell’anno oltre 165 casi di sospetto sabotaggio. La cifra comprende anche episodi di ricognizione non effettuati con droni.

