Il prezzo dei carburanti può aumentare anche quando il Brent scende. A spiegare questo apparente paradosso è soprattutto la carenza di capacità di raffinazione, aggravata dalle crisi internazionali e dagli attacchi alle infrastrutture petrolifere.
Secondo i dati citati dalla fonte, nel secondo trimestre le raffinerie mondiali hanno lavorato 5,1 milioni di barili al giorno in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la domanda di prodotti raffinati è diminuita di circa 4 milioni di barili al giorno. Lo squilibrio ha contribuito a sostenere le quotazioni di benzina e gasolio.
In Europa il problema si somma alla riduzione degli impianti attivi: sarebbero 94, contro i 117 del 2009. In Italia, invece, le raffinerie operative sono 11. Una capacità più limitata rende più difficile aumentare rapidamente l’offerta quando vengono meno alcuni fornitori.
Un fattore rilevante è rappresentato dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe. La Russia era un importante esportatore via mare di diesel verso Turchia, Africa e America Latina. Dopo i danni agli impianti, Mosca ha limitato le esportazioni di benzina e gasolio e ha iniziato a ricorrere alle importazioni. I compratori hanno quindi dovuto cercare carichi alternativi, aumentando la concorrenza sul mercato.
Anche il conflitto in Medio Oriente ha ridotto la capacità di raffinazione della regione. La fonte, citando elaborazioni Reuters su dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, riferisce inoltre che circa il 43% dell’offerta mondiale di petrolio del 2025 proveniva da Paesi coinvolti in conflitti o colpiti da gravi interruzioni.
Il risultato è l’aumento del cosiddetto crack spread del diesel, cioè il margine tra il costo del petrolio greggio e il valore del prodotto raffinato. Secondo Barclays, in Europa il differenziale avrebbe raggiunto 80 dollari al barile, rispetto ai 20 dollari di inizio anno. Le quotazioni dei prodotti raffinati all’hub di Amsterdam-Rotterdam-Anversa, punto di riferimento anche per l’Italia, si riflettono così sui prezzi alla pompa.
Nel fine settimana del controesodo la benzina ha nuovamente superato i 2 euro al litro. Resta aperto il tema della destinazione dei maggiori margini di raffinazione: una parte può contribuire a riequilibrare domanda e offerta, mentre un’altra potrebbe tradursi in profitti più elevati per le aziende del settore.
Sei Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno chiesto di accelerare l’indagine sui margini delle raffinerie e di discutere un quadro comune per la tassazione degli eventuali extraprofitti energetici. La Francia aveva già sollecitato verifiche su possibili abusi.
Secondo le valutazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo riportate dalla fonte, il taglio delle accise rischia di avere effetti limitati: l’aumento dei prezzi e dei margini può assorbirne rapidamente il beneficio. Anche un’eventuale tassazione degli extraprofitti avrebbe quindi un effetto redistributivo, senza però risolvere il problema della formazione dei prezzi sui mercati internazionali.

