La campagna per la rielezione del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva affronta una fase di tensione interna dopo la sconfitta al primo turno contro il senatore di destra Flavio Bolsonaro. A pochi giorni dal ballottaggio, durante una riunione dei coordinatori della campagna a Brasilia sono arrivate critiche al dipartimento della comunicazione e al ruolo della moglie del presidente, Janja da Silva.
A riferire pubblicamente delle tensioni è stata l’ex senatrice Kátia Abreu, responsabile della strategia elettorale nello Stato di Tocantins. In un’intervista al programma Estúdio i di GloboNews, Abreu ha sostenuto che Janja stia occupando nella campagna uno spazio maggiore rispetto al vicepresidente Geraldo Alckmin.
Le contestazioni al ruolo di Janja
Durante i comizi del primo turno, la first lady ha assunto un ruolo di primo piano. Secondo quanto riportato nella riunione dei coordinatori, questa presenza avrebbe creato disagio in una parte del team responsabile della campagna presidenziale.
Janja è stata inoltre criticata per alcuni attacchi rivolti all’ex first lady Michelle Bolsonaro e al deputato conservatore Nikolas Ferreira. In riferimento a Ferreira, la moglie di Lula ha usato l’espressione “ragazzino di merda”. La fonte descrive queste prese di posizione come un boomerang politico per la campagna.
Nel frattempo, Michelle Bolsonaro è stata eletta al Senato e Nikolas Ferreira è stato riconfermato alla Camera, diventando il deputato più votato nella storia del Brasile. La fonte presenta questi due risultati come una doppia battuta d’arresto per la strategia comunicativa attribuita a Janja.
Janja resta nella campagna
Le critiche non hanno portato la first lady a fare un passo indietro. Attraverso una nota del suo staff, Janja da Silva ha dichiarato che continuerà a partecipare alla campagna per la rielezione del marito.
Il confronto interno si apre quindi mentre il fronte di maggioranza che sostiene Lula si prepara al ballottaggio. La riunione di Brasilia ha messo in evidenza il dissenso sul peso della comunicazione e sulla visibilità della first lady, ma dai materiali disponibili non emergono decisioni formali su un eventuale ridimensionamento del suo ruolo.

