Assalto al caveau di Casale Monferrato, il Dna sugli avanzi porta a dodici indagati

Assalto al caveau di Casale Monferrato, il Dna sugli avanzi porta a dodici indagati

Il Dna rilevato sugli avanzi di cibo lasciati nel caveau avrebbe contribuito a collegare alcuni indagati al maxi-furto messo a segno il 18 novembre 2023 nella filiale Intesa Sanpaolo di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria.

La Procura di Vercelli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a dodici persone. Secondo la ricostruzione accusatoria, il bottino tra contanti, oro, gioielli e orologi sarebbe stato stimato in circa 15 milioni di euro.

Il tunnel verso il caveau

Gli investigatori ritengono che il gruppo abbia utilizzato un locale commerciale come base operativa e scavato un passaggio collegato alla rete fognaria cittadina, fino a raggiungere le pareti della banca.

Dopo l’ingresso nel caveau e la disattivazione dei sistemi di sicurezza, sarebbero state aperte più di 250 cassette di sicurezza. Durante la permanenza nei locali, i presunti autori avrebbero consumato del cibo, lasciando tracce biologiche poi sottoposte ad analisi comparative.

Le accuse e la posizione delle difese

Tra i principali indagati figura il napoletano Marco Scutto, al quale la Procura attribuisce un ruolo di coordinamento e, in alcuni momenti, anche quello di sorveglianza all’esterno della banca. Nell’inchiesta è coinvolto anche Mario Palma: secondo l’accusa, nel 2021 avrebbe affittato una cassetta di sicurezza nello stesso caveau per studiare la struttura dei luoghi. A suo carico viene contestata anche una presunta falsa denuncia.

Gli altri indagati sono indicati, a vario titolo, per attività logistiche, per lo scavo nella condotta fognaria e per il trasferimento della refurtiva verso la Campania. Il fascicolo comprende inoltre riferimenti a un tentativo di assalto del 2021.

Tutti i dodici indagati risultano a piede libero. In una precedente fase davanti al Tribunale del Riesame di Vercelli, i ricorsi delle difese hanno portato all’annullamento dei decreti di sequestro e alla restituzione di oltre 160mila euro, oltre ad alcuni orologi e smartphone. L’avviso di conclusione delle indagini non equivale a una condanna: eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.