Dieci anni dopo il terremoto del 24 agosto 2016, Amatrice continua a convivere con le conseguenze del sisma. Nel territorio colpito tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, il ricordo delle vittime si intreccia con le attese per una ricostruzione che procede ancora lentamente.
La scossa più forte, di magnitudo 6.0, fu registrata alle 3.36 del mattino tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto. Il bilancio complessivo superò i 300 morti; 239 furono le vittime ad Amatrice, diventata il simbolo della tragedia.
Secondo i dati citati da ActionAid, due opere pubbliche su tre non avevano ancora avviato la fase di ripartenza. Un quadro che riporta al centro le difficoltà amministrative e normative emerse dopo la conclusione dell’emergenza.
Nei primi giorni, l’intervento di Protezione civile, Vigili del fuoco, forze dell’ordine, Esercito, associazioni e volontari consentì di affrontare l’emergenza in un’area caratterizzata da numerosi piccoli centri abitati. Il Genio militare ripristinò le principali vie di comunicazione in tre giorni, mentre la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia realizzò in una settimana un plesso scolastico modulare provvisorio.
La fase successiva si è però rivelata molto più complessa. Tra i fattori indicati figurano i cambiamenti normativi, i ritardi burocratici e l’avvicendamento di cinque commissari straordinari durante sei diversi governi. A complicare il percorso hanno contribuito anche le regole applicate alla ricostruzione privata, che secondo il materiale disponibile avrebbero scoraggiato alcuni proprietari di seconde case.
Ad Accumoli, epicentro del sisma, alcuni interventi furono inizialmente bloccati perché ritenuti non conformi al piano regolatore vigente, nonostante la distruzione del centro abitato.
«Ora non ci sono più ostacoli alla ricostruzione», ha dichiarato il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, alla vigilia delle commemorazioni. Resta da verificare se l’accelerazione annunciata si tradurrà in un effettivo cambio di passo.
Nel giorno dell’anniversario, il Centro Italia tornerà al centro dell’attenzione pubblica. Per le comunità colpite, però, il ricordo resta inseparabile dalla richiesta di completare gli interventi ancora attesi.

